Immersa in una campagna verdissima, tra vigne ed oliveti che regalano ottimo vino e olio pregiato, Vinci è situata sulle pendici del Montalbano, incantevole massiccio collinare tra le province di Firenze e Pistoia, e dunque nel cuore della Toscana, a breve distanza dalle maggiori città d’arte della regione (Firenze, Pisa, Pistoia, Lucca e Siena).

Il castello di Vinci venne fondato dai Conti Guidi attorno all’anno Mille; il nucleo originario del castello è costituito dalla torre, risalente alla prima metà del secolo XII. Vinci passò sotto la giurisdizione del comune di Firenze nella seconda metà del secolo XIII. Fu venduto, insieme agli altri castelli del Valdarno inferiore, nel 1254; dopo la battaglia di Montaperti (1260) i conti Guidi si impadronirono di nuovo dei castelli venduti, compreso Vinci, ma nel 1273 li rivendettero definitivamente al comune di Firenze. Salvo un tentativo di ribellione perpetrato al tempo delle guerre contro Castruccio Castracani da alcune casate feudali minori della zona, di cui furono capofila i Da Anchiano, la pacifica accettazione dell’egemonia fiorentina costituisce una delle costanti più significative nelle plurisecolari vicende storico-amministrative di Vinci.
La rocca, già baluardo del potere comitale, divenne sede del rappresentante in loco della città Dominante. In seguito nella rocca sarà ricavata l’abitazione del podestà, ufficiale fiorentino, e la sala per le riunioni dei consigli comunitativi. Vinci fu quindi, a partire dal secolo XIII, aggregata al contado di Firenze, a quella parte di territorio, cioè, dove più antico e diretto era il dominio della città e che fino alla fine del secolo XVIII conserverà notevoli differenze giuridiche e politiche rispetto al distretto, che invece era la parte di territorio di acquisizione più recente. Il contado di Firenze coincideva quasi del tutto con il territorio delle diocesi di Firenze e Fiesole e pertanto proprio in questa zona costituiva un’enclave, incuneandosi nella diocesi di Pistoia con Vinci e in quella di Lucca con Cerreto Guidi.

Il territorio di Vinci era basato su un’organizzazione in popoli e pivieri; le Rationes decimarum del 1274-80 e del 1296-97, cioè i ruoli delle Decime ecclesiastiche che ogni parrocchia o popolo era tenuto a pagare alla santa Sede, ci descrivono il castello di Vinci come coincidente con il popolo di santa Croce a Vinci, che insieme ai popoli rurali di santa Maria a Faltognano, san Pietro a Vitolini, san Donato in Greti, sant’Jacopo a Vallebretta, e san Michele Allianella (Dianella) costituiva il piviere di san Giovanni in Greti o sant’Ansano, della diocesi di Pistoia. I popoli della pianura sottostante, come san Bartolomeo a Sovigliana, santa Maria a Petroio e santa Maria a Pagnana Mina (oggi Spicchio) che in seguito saranno amministrativamente integrati al territorio di Vinci erano allora suffraganei della pieve di sant’Andrea a Empoli, e come questa compresi nella diocesi di Firenze, benchè separati dalla chiesa principale dal fiume Arno, allora privo di ponti. Si può presumere che in origine non vi fosse differenza di organizzazione tra un popolo e l’altro, ma almeno a partire dalla seconda metà del ‘200 alcune località del contado fiorentino, tra cui Vinci, cominciano ad essere definite nei documenti con la qualifica di comune, indice del fatto che avevano acquisito un’organizzazione interna più complessa, che prevedeva organismi rappresentativi e magistrature di governo locale.
La causa principale che indusse gli abitanti di alcune località a dotarsi di un’organizzazione interna più articolata e complessa è stata individuata nel fenomeno dell'incastellamento, ovvero nella costruzione della cinta muraria, talvolta voluta dagli stessi abitanti, ma più spesso decisa dai feudatari o comuni che detenevano la giurisdizione sulla zona.
Le mura richiedevano spese di gestione e di manutenzione, a loro volta implicanti la presenza di organismi decisionali, capaci di imporre tributi alla popolazione e l’elaborazione di Statuti, che di questi organismi stabilissero regole e procedure. I primi Statuti di Vinci vennero redatti nel 1383.
Un momento decisivo per l’ assetto insediativo castellano può essere considerato il periodo compreso tra gli anni ’30 e ’60 del Trecento; in un arco di tempo relativamente breve nei castelli del Montalbano, compreso Vinci, vennero riedificate mura, ripristinate torri, riparati e ampliati steccati, ripuliti fossati, restituendo efficienza alle difese e organizzando un sistema continuo di presidi del confine occidentale del contado.Il castello di Vinci aveva utilizzato la naturale morfologia del rilievo come primaria struttura difensiva; sulla sommità rocciosa della collina era sorto il primo nucleo fortificato della rocca munita di torre; nel circuito murario che seguiva la sommità collinare secondo un disegno ovoidale erano comprese la chiesa di S.Croce e varie costruzioni utilizzate come abitazioni, stalle, magazzini.

Il disegno insediativo di Vinci risulta ordinato dalla rocca da cui muove la viabilità longitudinale che segue la topografia allungata della sommità collinare ed è racchiusa dal perimetro ovoidale delle mura con le relative“ripe”; ai piedi del castello, sul versante ovest, scorreva la “gora” che alimentava il mulino, indispensabile struttura di servizio per la popolazione agricola che si addensava entro il circuito castellano.Risale alla fine del Trecento la nascita del mercatale, la piazza che si apriva ai piedi del castello, all’intersezione della direttrice da e per Empoli con il tracciato viario che seguendo il circuito delle mura castellane muoveva in direzione nord, per il crinale del Montalbano; sulla piazza era la loggia del comune in cui avvenivano le transazioni commerciali.
Il borgo extra murale di Vinci, sviluppatosi nei primi decenni del Quattrocento, risulta l’area più vivace per concentrazione di abitazioni e attività della popolazione vinciana.Le case e casette del borgo, a differenza di quelle comprese entro le mura castellane, potevano disporre di orti e orticelli, ed alcune erano dotate di botteghe e laboratori ; come quella di Matteo di Giovanni che lavorava come fabbro e che vi teneva gli attrezzi del mestiere consistenti in “una inchudine … la quale è rotta …” “ un paio di mantici tristi” e” ferramenti di bottega …”. Un altro fabbro era Giusto di Pietro che esercitava nella sua casa abitata “familiarmente” nel borgo di Vinci; quella del fabbro sembra essere una attività assai redditizia , tanto che Giusto oltre alla bottega unita alla sua abitazione , teneva in affitto dall’Ospedale di S.Maria Nuova di Firenze , una casetta in cui aveva “ un paio di mantichi e una anchodinuzza e altre masserizie “ oltre a “ tanti ferri vecchi e nuovi”.
Monna Lena , vedova di Andrea di Pietro Martini , oltre ad avere la sua abitazione sul mercatale, vi possedeva “ una casetta…nella quale tiene bottega dentrovi masserizie , catinelle e orciuoli pentole e simili cose “; anche Nanni di Lapo Banti teneva nella sua casa in borgo “ pentole e orciuoli e altre masserizie da pizzicagnolo “.
Anche famiglie fiorentine giunte a Vinci con cariche civili (Podestà) , tenevano ad essere presenti sull’area di mercato; i Ridolfi vi avevano una casa, una osteria e una beccheria , i Pitti una casa di abitazione e tre casette o casolari ed i Bracci possedevano varie case e botteghe, infine gli Alessandri , fra i primi cittadini fiorentini ad essere presenti nel territorio vinciano. Nel 1424 il territorio di Vinci venne accorpato con la podesteria di Cerreto Guidi; la residenza del podestà venne fissata a Vinci; nel 1475 la residenza viene alternata fra i due centri, mentre dopo varie vicissitudini nel 1545 si stabilisce definitivamente la residenza alternata dei podestà.

Al momento dell’istituzione delle cancellerie, organi di controllo amministrativo del territorio, viene istituita una sola cancelleria con sede a Cerreto. Nel 1772 abbiamo l’abolizione della podesteria di Vinci e l’aggregazione di questo territorio alla podesteria di Cerreto Guidi; contestuale la sottoposizione al vicariato di Empoli; nel 1774 addirittura viene abolito il comune di Vinci con la successiva aggregazione del relativo territorio al comune di Cerreto Guidi.
Anche se privato del ruolo amministrativo, l’abitato di Vinci continuava ad essere elemento di coordinamento di un territorio che aveva mantenuto la qualità della produzione, che trova conferma ad esempio nella attività del mulino e del frantoio di proprietà comunale descritti nel 1779 come “un mulino ad un palmento posto infra i fossi di Vinci“ e” un fattoio appiccato al sopradetto mulino“. Nell’abitato e in particolare intorno alla piazza del mercatale (l’attuale Piazza Leonardo), si manteneva una presenza di esercizi commerciali come le tre botteghe di fabbro e le due “ad uso di legnaiuolo” che assicuravano un indispensabile servizio per tutti coloro che trasportavano prodotti e merci.Mentre il tessuto abitato non pare registrare vistosi cambiamenti, sembra essere in atto un processo di affermazione di gruppi familiari che manifestano particolare vivacità nell’accrescere la propria presenza dentro e fuori dal centro di Vinci; si distinguono di Da Bagnano che oltre alla proprietà del Ferrale e delle “ripe” del castello hanno una casa sul mercatale, il mulino del Ronzone e un “fattoio” da olio sul fossato dell’Acqua Santa. Nel 1808, con l’inizio della dominazione francese, abbiamo il ripristino dell'amministrazione locale a Vinci con il nome di mairie. Alla fine della dominazione francese, nel 1814, Vinci viene confermato in capoluogo di comune.
“Il paese di Vinci si compone di due torri e di un mucchio di case che gli si serrano addosso. Una delle Torri è moderna e l’altra antica. Le case appartenenti al vecchio Vinci rammentano quale doveva esserne in passato il carattere e le moderne assomigliano tutte alle case moderne”. Questo si legge nella “Gita a Vinci”, diario della visita al paese natale di Leonardo compiuta nella primavera del 1872 dal leonardista Gustavo Uzielli e dal pittore Telemaco Signorini; è la descrizione dell’abitato. Nel primo decennio del ‘900, la mancata realizzazione dei previsti lavori di sistemazione del complesso monumentale del castello, il cui stato di conservazione appariva sempre più compromesso, portarono gli eredi del conte Masetti alla donazione dell’immobile, annunciata nel 1919 con un telegramma al Sindaco Roberto Comparini, in occasione delle prime Celebrazioni Leonardiane. Il diretto interessamento del vinciano Alessandro Martelli (poi ministro dell’Economia nazionale del governo Mussolini) fu essenziale per l’inizio dei primi interventi, nel 1929. Alcuni anni dopo, nel 1933, una deliberazione del podestà definiva espressamente la nuova destinazione della rocca guidinga come sede deputata ad accogliere la Biblioteca e il Museo Leonardiano.

Proprio alla metà degli ’30 prese il via un progetto più articolato e complesso che interessò l’intero centro storico (oltre alla Casa di Anchiano), con l'esplicito intento di esplicitare e concretizzare l'idea di autenticità e di identità storica di Vinci quale “paese natale di Leonardo”. Nei primissimi anni ’30 si realizzava anche la ricostruzione della Chiesa di Santa Croce, secondo un progetto espressamente neo-rinascimentale.
Nel secondo dopoguerra l’architetto Arata, membro del Comitato Nazionale costituito nel 1947 per promuovere ed organizzare le Celebrazioni del quinto centenario della nascita di Leonardo, progettò la sistemazione di Piazza della Libertà (prevedendo la collocazione del “Monumento a Leonardo”) e il Fonte Battesimale nella Chiesa di Santa Croce.
Il 15 aprile 1953, a conclusione delle Celebrazioni sopra ricordate, veniva inaugurato il primo nucleo del Museo Leonardiano di Vinci, ampliato con un nuovo allestimento nel 1986. Come auspicato, oltre un secolo fa da Uzielli, la Biblioteca e il Museo potevano diventare il “vero” monumento a Leonardo nella sua terra. Sulla piazza Guidi riconfigurata su progetto di Mimmo Paladino, si affaccia l’ingresso al circuito museale unitario di Vinci: la Palazzina Uzielli ospita infatti la biglietteria del Museo Leonardiano e le due sezioni delle macchine da cantiere e delle macchine della manifattura tessile. Il percorso prosegue quindi all’interno del Castello dei Conti Guidi dove sono esposti oltre 60 modelli di macchine leonardesche, ognuno dei quali presentato con precisi riferimenti ai disegni e alle annotazioni manoscritte dell’artista: dalle macchine militari e dagli strumenti di uso scientifico al grande modello ligneo della gru da lanterna a piattaforma girevole nella Sala dei Podestà e alle macchine in scala reale per il movimento nell’aria, nell’acqua e sulla terra.
Nella piazza panoramica retrostante l'ingresso al castelo è collocata la grande scultura lignea di Mario Ceroli (L'Uomo di Vinci, 1987) che interpreta e visualizza l'immagine dell'Uomo vitruviano di Leonardo. Entro il perimetro murario dell’antico castello completano l’itinerario di visita la chiesa di Santa Croce con l’antico fonte battesimale presso il quale si ritiene essere stato battezzato Leonardo, e la Biblioteca Leonardiana, centro di documentazione specializzato sull’opera del Vinciano, che possiede la riproduzione in facsimile di tutti i manoscritti e disegni di Leonardo, oltre a tutte le edizioni a stampa delle sue opere. Lungo la sottostante via Montalbano le antiche cantine del Castello di Vinci ospitano oggi il Museo Ideale Leonardo Da Vinci, una collezione privata che raccoglie documenti e ricostruzioni su Leonardo. Nella centrale piazza della Libertà è collocato il monumento equestre in bronzo (1997) della scultrice Nina Akamu, ispirato ai numerosi disegni di cavalli di Leonardo.
All’incrocio fra le strade per Empoli e Cerreto Guidi il Santuario della Santissima Annunziata conserva il pregevole dipinto con l’Annunciazione del pistoiese Fra’ Paolino, databile intorno al 1525.
Dal centro storico dirigendosi verso nord, presso la Pinetina della Doccia dove un tempo sorgeva l’omonimo mulino e scorreva un rio, si trova il Fiume della Pace (2004), un colorato arredo urbano realizzato dall’amministrazione comunale su progetto dei ragazzi delle scuole elementari e medie di Vinci.
Quindi, percorrendo tra gli oliveti l’antico sentiero denominato “strada verde” o la strada panoramica, si raggiunge ad Anchiano la Casa natale di Leonardo, tipica dimora rurale quattrocentesca del contado toscano in cui è tradizionalmente attestato che Leonardo sia nato il 15 aprile 1452, e dove si può presumere che egli tornasse a trovare i fratelli nei primi anni del Cinquecento, quando si dedicava a studi e progetti nei dintorni di Vinci.

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